Sportelli aperti
da 17,45  (periodico Circolo Ricreativo Comit Genova) - numero unico, Pasqua 1958

 

Il signore distinto, con ghette e monocolo, si avvicinò al bancone dell’Ufficio Titoli.
— Sono Don Alvaro Luca Alvarez — disse all’impiegato — Marchese di Villaverdastra, Conte di Plaza e di Fecha, Barone di Uzco. Vorrei un’anticipazione sui miei titoli.
— Quali titoli? — chiese, sorpreso, l’impiegato con un vago sospetto.
— Ma i miei titoli nobiliari, perbacco — confermò il signore distinto, e aggiunse con sufficienza: — Se le può interessare sono anche Nobiluomo di Santena, ma credo che questo titolo non sia quotato in borsa. Vorrei inoltre — proseguì disinvolto — depositare le mie gioie in una cassetta di sicurezza. Ecco l’elenco.
Rapido levò dalla tasca un foglio che spiegò davanti all’impiegato allibito e su cui c’era scritto:
GIOIA d’amare;
GIOIA di vivere;
GIOIA di vedere capitombolare per le scale l’inquilino di sopra;
L’ORO dei capelli di Mira;
L’ARGENTO del raggio di luna;
Le PERLE della bocca di Susanna;
IL TESORO dell’amico trovato;
Le idee BRILLANTI di Gustavo;
I Preziosi consigli del nonno.
L’elenco continuava ma l’impiegato non finì di leggere e, balbettando, disse al signore distinto:
— Attenda, signore, parlo col mio capufficio...
— Parli pure giovanotto — concesse il signore con liberalità — Dica anche che sono già facilitato in questa banca. Il mio castelletto è dei migliori, con torri merlate e ponte levatoio, come si addice del resto ad un gentiluomo del mio rango. Mentre lei parla —- aggiunse con sussiego — conferirò col vostro ufficio cambi.
E con passo deciso si spostò allo sportello « Cambi » dove alcuni impiegati, curvi su una circolare ministeriale, erano intenti ad interpretarne l’astruso contenuto.
— Signori — apostrofò il nobiluomo — debbo lamentarmi per la divisa che mi avete ceduto sulla piazza di Madrid; mi è stretta di spalle e i bottoni non sono lucidi a dovere. Gli alamari sono miseri, per non parlare poi delle spalline. E il cordone col fischietto? Lo avete nascosto, biricchini...
Gli impiegati tacevano, guardandosi in faccia sbalorditi. Il Marchese si aggiustò il monocolo e riprese con gravità:
— Vi consiglio, signori, di usare la chiave inglese per aprire i crediti documentari. E di trasferirli con regolare decreto prefettizio, a scanso di guai. Siamo molto severi in Spagna in fatto di avvicendamento di funzionari.
— Ma ditemi signori — continuò con slancio, indicando il salone con ampio gesto — i vostri conti correnti non sono pronti alla partenza? Dove sono le biciclette? La corsa ha inizio tra poco... i terzi arriveranno primi in questo modo. Avete appeso il quadro, dipinto la stanza, spuntato i sigari, incollato la stri...
Ma il signore distinto, con ghette e monocolo non potè finire, perchè due robusti individui in ca mice bianco l’afferrarono saldamente, trascinando lo di peso su un autofurgone che partì subito coi reiterati fischi di sirena.

M. De Mori
 

 


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