CAPITOLO QUARTO   

 

L'amico Massimo era andato in taxi a prenderli all’aeroporto.
La macchina gli si era guastata proprio la sera prima e in taxi li aveva accompagnati fino a casa dello zio.
Anche l''amico ha abitato nello stesso palazzo di via Sardegna. Per più di venti anni ci ha abitato con i genitori.
Fiore e Massimo sono cresciuti insieme, con le stesse passioni: il pallone, i giomalini di Tex Willer, Capitan Miki, Gordon Flash, Topolino...
Erano gli amici inseparabili, e lo sono tutt’ora.
Alle elementari sono stati compagni di banco, e nel pomeriggio, dopo la scuola, compagni di gioco. Quante pallonate ha conosciuto il lungo corridoio degli zii, assistito a partite infuocate, o è stato terreno di battaglie tra indiani e cow boys, dove Fiore faceva il pellerossa eternamente maltrattato dall’uomo bianco e Massimo era il terribile pistolero.
Massimo aveva abitato al quinto piano del palazzo, Fiore al quarto.

Cosicché un giorno era Fiore che saliva a casa di Massimo, un altro era Massimo che scendeva a casa di Fiore.
La mamma dell’amico era una donna piccola, dai fianchi larghi e prorompenti seni, sempre sorridente e in movimento.
Solo quando dipingeva ad olio su tela restava immobile per ore ed ore.

Fumava sigarette americane che spargevano per le camere un profumo tutto particolare di tabacco buono.
Il padre di Massimo, al contrario, era un uomo già grande di età, dalla corporatura possente. Era figlio di abruzzesi trasferitisi nella grande città lombarda diversi anni addietro.
Aveva fatto fortuna con la guerra. Così dicevano gli zii senza aggiungere altro.
Massimo non aveva accompagnato gli amici fin dentro casa limitandosi a salutarli davanti alla porta di ingresso.
"Ci si vede” disse
“Ci vediamo domani” rispose Fiore.
 



(continua)

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piazzascala.it - luglio 2016