CELLATICA BORGO ANTICO

 

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Cellatica tra storia e sentimento

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Non si dispone di fonti storiche per i tempi più antichi e neppure di reperti relativi ai primi insediamenti in territorio bresciano che sicuramente furono celtici e gallici. Secondo Tito Livio nelle sue Storie Naturali, Brescia fu la capitale dei Galli Cenomani che vi si insediarono verso il 390 a.C., quando sapevano già costruire botti e carri sia a due che a quattro ruote. Il primo abbozzo di sistema viario è probabile risalga al periodo del loro insediamento. Si tratta di tempi molto lontani, quindi con difficoltà di riscontri, mentre certo e documentato è che Cellatica fu sede di insediamenti Romani come testimoniano due stele ritrovate nel suo territorio delle quali si riportano le immagini tratte dal libro ‘Storia di Cellatica-Dalle origini al XIX secolo’, pubblicato dal Comune nel 1990.
La stele, dedicata a Minerva da una certa Medussa Cariassi, per assolvere un voto, fu asportata da un muro della vecchia canonica situata di fronte alla chiesa parrocchiale il 18 maggio 1824 e trasferita al nuovo Museo di Brescia. Porta l’iscrizione: “MINERVAE SACRUM MEDUSSA CARIASSI(s) V(OTUM) S(OLVIT) L(IBERUS) M(ERITO)”.
Una ricevuta, custodita nell’archivio parrocchiale, parla di prestito al Museo, ferma restando la proprietà della chiesa di Cellatica.
L’altra, di notevole importanza storica dato il personaggio, fu rinvenuta in località Termen nel 1945, presso la strada campestre chiamata Transito del Bosco, nella (allora) proprietà Uberti-Milesi e fungeva da ponticello sopra un fosso. Riporta la scritta:
”M(ARCO) NONIO M(ARCI) FIL(IO) FAB(IA TRIBÙ) MACRINO CO(N)S(ULI) M(ARCUS) NONIUS ARRIUS NUNCIANUS MANLIUS CARBO PATRI”.
Marco Nonio Macrino era un importante personaggio della Brescia antica e governatore delle due Pannonie durante il regno dell’imperatore Marco Aurelio (secondo secolo dopo Cristo).
Cellatica è così vicina a Brescia che non può non averne seguito le sorti, subendo anch’essa le invasioni di Goti, Unni e Longobardi. Quasi certamente vi furono insediamenti longobardi come testimonia una cappella dedicata a San Giorgio martire, un santo molto popolare presso quel popolo. La chiesa diventò progressivamente sempre più importante e titolare di grossi benefici e possedimenti.
Cellatica risulta infatti largamente posseduta da istituzioni religiose quali il monastero di Santa Giulia fondato dal re longobardo Desiderio e quello di San Faustino Maggiore fondato nell’anno 841 da Ramperto, vescovo di Brescia.
La proprietà si distribuì quindi tra alcune importanti famiglie, come quelle dei Pulusella, Sala, Guainari, Bona, Caravaggi, Covi anche tramite lo strumento dell’investitura livellaria. Chi riceveva un certo terreno si impegnava a corrispondere an-nualmente, quale contropartita, un canone in denaro o anche in prodotti agricoli; dopo l’inizio del dominio veneto questo strumento giuridico diventò riscattabile.
Proprio le proprietà del monastero di San Faustino Maggiore fanno pensare che la prima menzione storica della comunità, anteriore a quelle che si ritrovano nei secoli successivi nelle pergamene di Santa Giulia, sia quella del testamento del vescovo veronese Bilongo, datato 12 dicembre dell’anno 847, pubblicato nel tomo XIII (pag. 278-280) di “Historiae Patriae Monumenta - Codex Diplomatica Langobardiae” e citato anche nelle Storie Bresciane di Federico Odorici (che indica però come data il 14 dicembre) pubblicate nel 1855.
Bilongo lasciò in usufrutto ai suoi servi Fulchernus e Gerardus i suoi beni situati in “fundo Ulliatica, Agutiano... Gussenagia... et per aliis locis...”. Agutiano o locus Acutii è stato da tempo individuato come parte dell’attuale Gussago. Alla morte dei due usufruttuari quei beni sarebbero passati al monastero e basilica di San Faustino Maggiore di Brescia.
L’ipotesi fu sostenuta anche dalla dr.ssa Mariella Annibale Marchina nel suo “Storia di Gussago - Le sue Frazioni” pubblicato nel 2002 a cura dell’Associazione Famiglie Gussaghesi.
Ulliatica sembra quindi essere il più antico nome conosciuto di Cellatica, come già ricordato alcuni anni fa sul bollettino parrocchiale oltre che a un recente convegno del Centro Culturale di Franciacorta e Sebino. Richiama sempre, come Cella Attica, l’idea dei recipienti atti a contenere vino e olio (le olle), prodotti dei quali è sempre stata apprezzata produttrice.
Il nome ha subito, come molti, una certa evoluzione, da Ulliatica nel IX secolo si passa a Zellatica nel XIII e quindi a Celaticha.
Durante la dominazione veneta (1427-1797) viene indicata come Celadega, probabile libera tra-duzione in lingua veneta del dialettale Salàdega.
Il notaio Bortolo Oldofredi di Cailina (un notaio itinerante attivo dal 1630 al 1689 nella bassa Valtrompia, a Urago Mella, a Cellatica e a Gussago) la chiama Salaticha nei primi anni della sua attività. Anche in questo caso è evidente la trasposizione in volgare del nome dialettale. Solo alla fine del dominio veneto fu codificato in via definitiva l’attuale nome di Cellatica che aveva degli Statuti per regolare la vita della comunità. Purtroppo nei vari archivi consultati non se n’é ancora trovata copia; da altri documenti si evince una sua revisione approvata verso la metà del XVI secolo.
Cellatica seguì ovviamente le sorti di Brescia tra dominio longobardo, avvento e decadenza di quello carolingio, lotta per le investiture dell’era dei Comuni, contese di Guelfi e Ghibellini e lotte fratricide tra le città con la periodica discesa dalla Germania di qualche imperatore o di sovrani stranieri. La terra bresciana diventò quindi parte del dominio dei Visconti che si concluse definitivamente nel 1426 dopo l’intermezzo della signoria di Pandolfo Malatesta, sconfitto a Montichiari nel 1420 dalle truppe viscontee guidate dal Carmagnola. Cellatica visse da vicino gli eventi che portarono Brescia a far parte della Repubblica di Venezia grazie alla congiura di Gussago quando alcuni nobili bresciani, capeggiati da Pietro Averoldi e Pietro Avogadro, si riunirono in Gussago nella notte tra il 16 e 17 marzo 1426 in casa del letterato Pagnone Reccagni (el lòc de la Bégia in via Inganni) per aprire le porte di Brescia ai Veneziani e liberarsi del dominio dei Visconti. Tommaso Pulusella di Cellatica fu con loro e provvide a raccogliere armati in Franciacorta.
Dodici anni dopo, nel 1438 e 1439, alcuni comuni della zona subirono la rappresaglia delle truppe viscontee, comandate dal Piccinino che incendiò anche Cellatica e Gussago, dopo aver fallito l’assedio di Brescia.
Durante il periodo veneto, durato ben 370 anni, Brescia fu, dopo Venezia, la città più importante per quello stato, praticamente la sua capitale di terraferma.
La Repubblica veneta, contrariamente alle altre signorie italiane, adottò un sistema di governo rispettoso delle autonomie locali, confermò le regole di amministrazione e gli statuti di ogni città o contrada, in vigore sin dai tempi dell’età dei comuni, largheggiò (a volte anche troppo) in privilegi ed esenzioni fiscali, anche ad personam, e riuscì a reggere per mille anni grazie a questa politica lungimirante che si può paragonare a quella def Inghilterra nei propri domini. Il periodo veneto fu certamente di maggiore prosperità rispetto all'austriaco, al napoleonico e ai primi decenni dopo I'unità.
Si limitò a nominare un Podestà ed un Capitano oltre ai Vescovi e se nel Bresciano ci furono grandi figure episcopali, quali il Bollani ed il Querini, lo si deve alla Serenissima Repubblica di Venezia.
Fu la più importante potenza navale a livello mondiale prima di quella inglese, lo dimostrò nella battaglia di Lepanto il 7 ottobre 1571. In quell’occasione furono decisive contro i Turchi le sei Galeazze veneziane, prime navi da guerra di grosse dimensioni con un numero elevato di potenti cannoni (fino a 36) in grado di sparare in ogni direzione, a differenza dell’unico cannone prodiero e dei quattro laterali in uso sulle galee. La loro forza dipendeva anche dal fatto che, generalmente, i galeotti erano uomini liberi, non incatenati al remo come gli schiavi impiegati sulle navi turche o francesi, quindi, in caso di necessità, lasciavano le occupazioni marinare o di voga per impugnare le armi e combattere.
Al tempo della Serenissima esisteva una forma di leva militare obbligatoria e periodicamente veniva deciso il numero di militari che ogni comune avrebbe dovuto fornire. Essi potevano essere galeotti (marinai delle galee, navi veneziane) oppure guastatori (genieri, addetti ai lavori pubblici); a volte erano anche volontari.
Nel 1510 Cellatica dovette fornirne due, stesso numero nel 1538 e solo uno nel 1552; nel 1629 furono tre. Gussago, per fare un confronto, dovette fornirne negli stessi anni rispettivamente 14, 21 e 4 (cfr. B. 250 dell’Archivio del Territorio Veneto). Periodicamente veniva imposta la messa a disposizione di carri, animali e uomini per lavori alle fortificazioni come fu per il Castello di Brescia la cui ristrutturazione si concluse nel 1590.


Cesare Bertulli - Fiorenza Marchesani Tonoli

 

(continua)
 

 

 

 

 

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piazzascala.it -  luglio 2016