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    AMARCORD. PRURITI ALLE SPALLE ATTRAVERSO I RACCONTI DEL COLLEGA MASSIMO BERNARDO MESSA E DEL COLLEGA GIORNALISTA GIAMPAOLO PANSA.
    REVIVISCENZE NOSTALGICHE DI AMORI CHE POSSONO “SOLO” TORNARE IN MENTE…AD UNA CERTA ETA’

     

    Alla fine di una “pizzata” milanese, quella del 23 febbraio 2017, che ha fatto seguito alla precedente visita alla mostra del Canaletto in… Banca Commerciale Italiana di Piazza Scala, il collega Massimo Bernardo Messa mi ha fatto omaggio di un suo libro a titolo “Quel fiore che non colsi mai…”
    Sarei un ipocrita se dicessi di averlo letto anche perché non leggo libri, e tantomeno romanzi, da molti anni, salvo che non si tratti di riviste vicine allo scientifico o alle problematiche socio-politiche di cui, come giornalista, mi occupo da molti decenni.
    Detto questo, ed è realtà oggettiva, devo dire che, a furia di sentirmi raccontare il contenuto da parte di mia moglie, grande lettrice che mi ha sottratto subito detto libro, il racconto è stato da me incamerato due-tre volte al punto da poter dire di averlo letto tutto ed “ad abundantiam”.
    Devo dire che, ferma restando l’affermazione secondo la quale non leggo libri della specie da decenni salvo compensare la non lettura di libri con lo scrivere articoli giornalistici tutti i santi giorni da una vita, che, nel 2017, iniziato solo da qual che mese, vuolsi il caso che abbia letto addirittura due libri: il primo, scorrendo le pagine questa volta di “persona-personalmente” come dice il Carabiniere Catarella nella fixion del Commissario Montalbano, quello uscito di recente a titolo “Vecchi, folli e ribelli” di Gianpaolo Pansa, noto giornalista e scrittore diversamente…giovane come me, e l’altro, ma questa volta come detto dianzi “per interposta persona”, alias mia moglie, quello di Messa.
    Perché questo casuale accostamento non avulso dal piacere nel leggerli entrambi, sia pur con occhi diversi ?
    Semplicemente perché ho apprezzato quella mancanza di ipocrisia narrativa che spesso, per modificare la nostra biografia sentimentale e non, cerchiamo di by-passare attraverso vari escamotage che, alla fin fine, mascherano la “genuinità” dei fatti.
    Io, non ho remore a dirlo, mi sono immedesimato in maniera quasi o del tutto partecipata ai racconti di Pansa e Messa al punto da pensare che le stesse cose le avrei potute scrivere io, trattenuto “ipocritamente” da quella forma di “perbenismo” che suggerisce di non esporsi troppo nelle questioni riveniente da fatterelli intimi soggettivi.
    Mi spingo anche a dire che, se chi mi legge, avrà il coraggio di affermare pubblicamente che io, Pansa e Messa, siamo delle persone poco per bene dal punto di vista delle cose raccontate e condivise, è sicuramente fuori dalla normalità.
    Verrebbe anche a me la voglia di scrivere qualcosa sulla falsariga di Pansa e Messa ma, la pigrizia di affrontare questo tipo di argomenti (ma anche la…nostalgia secondo la quale – ahimè – da vecchi si danno solo buoni consigli perché non si possono dare più cattivi esempi che invece non sarebbero da… buttare), mi trattiene.
    E con questo dò il buongiorno a tutti e vado a bermi un buon caffè…, dopo questa mezz’oretta di scrittura per complimentarmi con Bernardo Massimo Messa e Giampaolo Pansa.

    ARNALDO DE PORTI

     

     

     

 

 

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